Creare impatto sociale attraverso l'approccio di design
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Il design, nel più generico senso della parola, iniziò 2,5 milioni di anni fa quando l'Homo habilis creò i primi strumenti. Gli esseri umani progettavano molto prima che cominciassimo a camminare eretti. Quattrocentomila anni fa abbiamo iniziato a fabbricare lance. Da quarantamila anni fa a questa parte, siamo passati  a strumenti specializzati. 

― Ezio Manzini, Design, When Everybody Designs: An Introduction to Design for Social Innovation

 

 

 

Siamo abituati ad associare la parola design all’estetica degli spazi, poi a quella degli oggetti ed infine alla sfera della grafica e dei contenuto multimediale.

In verità è design tutto ciò che comporta una progettazione che si evolve scientificamente attraverso una fase di ricerca, ideazione, prototipazione ad una di produzione e monitoraggio continuo dei risultati.

Si tratta di un approccio fatto di specifici processi, strumenti, modelli, che si adottano – con le dovute precauzioni e specificità –  nello sviluppo di risultati tangibili come un prodotto o un'interfaccia, sia di risultati intangibili come un servizio.

 

Applicare questo approccio di design alle politiche sociali significa progettare interazioni; queste determineranno esperienze che cambieranno i comportamenti; cambiare i comportamenti significa cambiare la società.

L'obiettivo del design per il sociale è creare un impatto positivo e sostenibile, accompagnando le persone nel disegno e nello sviluppo di una nuova società.

 

Nel design per il sociale, gli utenti non sono consumatori, ma co-progettatori e co-produttori (o consumatori proattivi), e l’obiettivo non è il soddisfacimento di un bisogno, ma lo sviluppo umano della persona oltre i propri bisogni contingenti.

Per queste ragioni l’approccio prima di tutto è human-centered, ricorrendo a strumenti e formati innovativi e interattivi, un linguaggio audiovisivo, empatia, al fine di stimolare ulteriore consapevolezza del contesto e creatività nell’ideazione.

"(…) l’approccio dello Human-Centered Design ci allontana dal designer come guru.
Ci porta ad un'importante professione nella quale abbiamo metodi sistematici per scoprire i veri bisogni delle persone e della società, per sviluppare delle proposte di soluzione, testarle e perfezionarle." 

- Norman 2016

 

L’innovazione sociale passa attraverso il servitizzare competenze, già possedute grazie a lunghe tradizioni di gestione pubblica o informale di servizi sociali, al fine di migliorare la professionalità e creare imprese sociali.

In questa transizione, il ruolo del design è facilitare un’innovazione al passo con i tempi, fornendo nuovi processi come la co-progettazione e l’approccio lean; questi servono ad allineare gli obiettivi backstage e la miglior esperienza possibile on-stage, per imparare continuamente e per sviluppare adattamento ai contesti – la cosiddetta serendipity.

 

lavoro di gruppo

 

Per fare un esempio, un insieme di Comuni ha raccolto la definizione e la gestione del Piano Locale Giovani sotto un unico consorzio. Durante un workshop di due giorni, abbiamo sperimentato insieme al principale ente gestore l’uso di alcuni metodi di service design in un servizio sociale di politiche giovanili.

L’obiettivo non era quello di insegnare ciò che operatori esperti e forti di anni di lavoro sul campo già sanno, ma suscitare il loro interesse su strumenti che possono supportare e potenziare i loro sforzi.

 

La co-progettazione e la co-gestione possono fare la differenza se ci sono diversità tra operatori e utenti, come l’età anagrafica nelle politiche giovanili; pensiamo ad esempio al tema della comunicazione e di quanto si evolva velocemente.

Il coinvolgimento attivo dei giovani è importantissimo per sapersi adattare tempestivamente al cambiamento sociale; inoltre questo coinvolgimento porta ad un potenziamento delle capacità degli stessi giovani e ad abilitare gli adulti di domani.

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